Africa, animali a rischio nella riserva Masai Mara

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Mercoledì, 22 Aprile 2009

 

SONO il cuore della riserva Masai Mara, una delle destinazioni più belle e amate dagli appassionati dei Safari, in Kenya, e rischiano di scomparire. Giraffe, alcelafi, impala, antilopi d'acqua e facoceri stanno calando vertiginosamente: in solo 15 anni sono diminuti in modo sostanziale, per colpa della vicinanza dell'uomo e degli insediamenti, la cui concentrazione aumenta costantemente.

Un quadro allarmante quello tracciato da uno studio uscito sul British Journal of Zoology, condotto e finanziato dal Wwf insieme all'International Livestock Research Insitute. Che, meticolosamente, mette a confronto rilevazioni mensili dal 1989 al 2003 relative a sette specie "ungulate", che vivono nella riserva faunistica che si estende su una superficie di circa 1.500 chilometri quadrati nel sud ovest del Kenya. Sulle sette specie analizzate, sei hanno mostrato un declino regolare ed implacabile. Un calo drammatico, quantificato rispettivamente nel 95% per le giraffe, nell'80% per le antilopi d'acqua e nel 76% per gli alcelafi.

La colpa, secondo i ricercatori, è da attribuire agli insediamenti umani in rapida espansione nelle zone al confine con la riserva. Non è una sorpresa: i dati raccolti dagli studiosi confermano purtroppo una fotografia analoga, già emersa da rilevazioni precedenti, che ponevano l'accento sul calo nella popolazione delle gazzelle e delle zebre, un tempo abbondanti nella riserva.

La crescente presenza dell'uomo comporta l'usurpazione dei territori usati dagli animali per il pascolo, trasformati in terreni da coltivazione o allevamento. Senza contare i casi di caccia all'interno della riserva, illegali, ma diffusi presso alcune culture locali. "Un quadro desolato, che richiede un'azione immediata e decisa, se si vuole salvare questo tesoro dal disastro", avverte Joseph Ogutu, l'autore principale dello studio.

La ricerca si è concentrata in modo particolare sui rapidi cambiamenti nella zona delle Mara Ranchland, territorio dei Masai. Fino a poco tempo fa i Masai erano per la maggior parte pastori semi-nomadici, ma in tempi più recenti in molti hanno abbandonato i loro tradizionali rifugi - boma - per gravitare in modo più stabile ai confini della riserva. Con il risultato che gli animali selvatici si trovano a competere per spazi vitali con le coltivazioni su larga scala, vicine agli insediamenti umani. I ricercatori sottolineano però allo stesso tempo come la transizione dei Masai ad un tipo di vita più sedentario sia da attribuire anche a decenni di negligenza nei confronti di questa popolazione, che non ha lasciato loro altra scelta se non abbandonare pratiche di pascolo più sostenibili, e non dannose per gli animali selvatici. (repubblica.it)

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