Il livello del mare potrebbe crescere di un metro entro il 2100

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Giovedì, 21 Maggio 2009

In un rapporto preparatorio per la Conferenza Onu sul clima che si terrà a Copenhagen a dicembre, un gruppo di scienziati del clima avverte che l’aumento del livello del mare potrebbe superare il metro entro il 2100 se i governi non riusciranno a tenere sotto controllo in modo efficace il riscaldamento globale. Nel documento, reso noto durante un incontro preparatorio della Conferenza Unfccc che termina oggi a Copenhagen, si legge: «La crescita del livello medio del mare entro il 2100 potrebbe essere intorno ad un metro e forse di più».

 

Una stima che alza molto l’asticella delle proiezioni contenute in studi precedenti che prospettavano un innalzamento medio dei livelli degli oceani tra i 18 e i 59 centimetri entro la fine del secolo. «Nello scenario più moderato, che appare sempre più improbabile, l’aumento del livello del mare entro il 2100 non sarebbe molto inferiore ai 50 centimetri – si legge nel rapporto - Questo significa che se le emissioni di gas effetto serra non saranno ridotte in modo rapido e sostanziale, anche nella migliore delle ipotesi saranno colpite le aree costiere poco elevate del pianeta nelle quali abita un essere umano su dieci». Il nuovo studio prende in considerazione lo scioglimento e la perdita dei ghiacci in Groenlandia e in Antartide ghiaccio.

Secondo Konrad Steffen, direttore del Cooperative institute for research in environmental Sciences dell’università del Colorado - Boulder, «La perdita di ghiaccio in Groenlandia ha accelerato negli ultimi dieci anni. L’innalzamento del livello del mare entro il 2100 potrebbe essere superiore a un metro o più su una media globale, con grandi differenze regionali, a seconda di dove si verifica l’origine della perdita di ghiaccio»

Il gruppo di ricerca di Steffen è da tempo al lavoro per valutare la variabilità annuale della criosfera nell’Artico in risposta alle perturbazioni climatiche e ha per primo evidenziato che il volume dei ghiacciai terrestri artici e della Groenlandia è stimabile in circa 3.100.000 chilometri cubi, e che lo scioglimento provocherebbe un innalzamento del livello del mare di 8 metri. La maggior parte dei ghiacciai e delle banchise polari sono in declino fin dai primi anni 1960, una tendenza che è fortemente accelerata dopo il 1990. Solo un piccolo numero di ghiacciai, ad esempio in Scandinavia, sono in aumento ed hanno acquisito un a massa maggiore grazie all’aumento delle precipitazioni nevose, un altro effetto locale del cambiamento climatico.

Il gruppo di Steffen è anche quello che, insieme ad australiani e francesi, all’inizio di maggio ha segnalato il distacco dal ghiacciaio Mertz in Antartide di un enorme iceberg (nella foto) lungo 75 chilometri, largo 20 – 25, spesso 400 – 500 metri e che conterrebbe circa 750.000 gigalitri di acqua ghiacciata. Il ghiacciaio Mertz è nelle vicinanze della Commonwealth Bay nell’Antartide orientale e si inoltra nell’oceano antartico meridionale per 140 chilometri prima di frantumarsi, fino ad ora lentamente, in iceberg in mare. Il gigantesco iceberg è stato invece provocato da una grande frattura a metà del cammino del ghiacciaio in mare e gli scienziati temono che da li si possano generare altri enormi blocchi di ghiaccio che potrebbero segnalare un collasso dei ghiacci nella zona. (greenreport.it)

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