Allarme metano: il gas è responsabile del 18% dell'effetto serra

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Mercoledì, 15 Dicembre 2010

 

MILANO - Ventuno volte. Il metano ha un potenziale di riscaldamento globale (Gwp) sull'arco di cento anni di 21 volte superiore di quello dell'anidride carbonica, e di 56 volte se si considera un periodo temporale di vent'anni. E ora l'Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) lancia l'allarme: la concentrazione di metano nell'atmosfera è aumentata del 158% rispetto al livello pre-industriale. Mentre la CO2 è aumentata «solo» del 38%.

METANO - Il problema consiste nel fatto che, sebbene il metano sia in concentrazioni di molto inferiori nell'atmosfera (1,80 parti per milione-ppm) rispetto all'anidride carbonica (390 ppm), è responsabile del 18% dell'effetto serra provocato dalle attività umane. A sottolineare la gravità di questo nuovo dato è CO2Balance, una società che lavora nel campo dell'azzeramento dei gas serra soprattutto attraverso la riduzione del metano che esce dalle discariche italiane ed europee. «Solo in Italia, le discariche sono responsabili del 30% delle emissioni di metano da attività produttive: in termini assoluti equivalgono a 11 milioni di tonnellate di CO2, la stessa quantità prodotta da tutte le auto circolanti nel Lazio», dice Francesco Galanzino di CO2Balance. «Il metano è un gas che ha un effetto serra da 21 fino a 33 volte maggiore rispetto alla CO2, secondo i metodi di valutazione», spiega Galanzino. «Le leggi europee e quella italiana obbligano gli Stati a eliminare il 100% delle fuoriuscite di biogas dalle discariche per motivi ambientali, sanitari e di sicurezza», aggiunge Galanzino. «In realtà almeno un 25% del gas sfugge dalle discariche: una volta non c'erano i sistemi tecnologici per fermare quest'inquinamento, oggi sì».

BOVINI E NON SOLO - Una delle principali fonti di metano nell'atmosfera sono le deiezioni dei bovini e dei ruminanti in generale. Sono responsabili di ben il 37% di tutte le emissioni di metano del pianeta. Ma circa il 60% delle emissioni di metano «hanno origine umana, come ha spiegato il condirettore del dipartimento ricerche del Wmo, Len Barrie. «Se noi continuiamo come se nulla fosse, non raggiungeremo i livelli di concnetrazione atmosferica necessari a contenere in 2 gradi centigradi il riscaldamento globale», ha aggiunto Barrie. «Se vogliamo cominciare a far scendere i livelli di gas serra, dobbiamo fermare completamente le emissioni di metano».

FEEDBACK - Il problema con il metano è il feedback: il metano produce riscaldamento globale e l'aumento delle temperature, specie alle latitudini artiche, fa sciogliere il permafrost (il terreno perennemente gelato) che rilascia metano nell'atmosfera e alimenta il ciclo. E anche la crisi economica non ha aiutato a far diminuire in maniera significatica le emissioni di CO2. Secondo uno studio pubblicato lo scorso 21 novembre sulla rivista scientifica Nature Geoscience, infatti, nel 2009 le emissioni di anidride carbonica sono diminuite solo dell'1,3% rispetto al picco toccato nel 2008, cioè meno della metà di quanto ipotizzato l'anno prima considerando la crisi finanziaria globale. E nel 2010, con la ripresa economica non solo nei Paesi emergenti ma anche in buona parte in quelli più industrializzati, l'aumento delle emissioni di CO2 saranno pari al 3%, facendo tornare i livelli a quelli del periodo 2000-2008. In pratica: il (molto) parziale successo dell'accordo raggiunto al vertice sul clima di Cancun, non servirà a nulla se non si agirà in fretta. E non solo sull'anidride carbonica, ma anche sulle emissioni di metano. Delle quali non si parla mai. (Paolo Virtuani - corriere.it)

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