Salvare la geografia per salvare l'educazione alla sostenibilità

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Giovedì, 21 Gennaio 2010

 

«Fare geografia a scuola vuol dire formare cittadini italiani e del mondo consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo creativo e sostenibile, guardando al futuro. Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali in via di definizione la geografia scompare del tutto o è fortemente penalizzata. I sottoscrittori di questo documento ritengono che privarsi degli strumenti di conoscenza propri della geografia, in una società sempre più globalizzata e quindi complessa, significa privare gli studenti di saperi assolutamente irrinunciabili per affrontare le sfide del mondo contemporaneo».

E' l'accorato appello dell'Associazione italiana insegnanti di geografia e della Società geografica italiana, che temono fortemente il taglio quasi in toto della geografia dagli insegnamenti dei licei e degli istituti professionali a causa della riforma della scuola superiore che il Consiglio dei Ministri dovrebbe approvare domani. Per chi conosce la "materia" il tema purtroppo non è nuovo.

La mannaia sulla geografia stava per calare anche in passato e con governo di un altro segno... Allora ci fu una vera mobilitazione, di cui fece parte anche chi scrive, e tutto rientrò, ma stavolta pare che la questione non stia a cuore a nessuno. Evidentemente l'ignoranza regna sovrana e si crede che studiare la geografia equivalga soltanto a conoscere gli affluenti del Po e il nome dei monti che compongono la catena delle Alpi, nozioni che google ci può disvelare ogni qual volta ci venga il dubbio, così come i nomi delle capitali degli Stati o dove essi si trovino.

La geografia, nella realtà, non è certamente solo questo, anzi. Oggi la geografia dovrebbe avere ancor più diritto di cittadinanza in un mondo sempre più globale flagellato dai cambiamenti climatici; dalle migrazioni di massa; da guerre sempre più legate alle materie prime e via dicendo. Tutte nozioni proprie dell'insegnamento geografico propedeutico alla comprensione dei fenomeni economici ed ecologici che regolano la vita dell'uomo sul pianeta e ne determinano la sopravvivenza. Ma che erroneamente si crede (o si vuol fare credere) possano essere acquisite attraverso altre materie.

Ma d'altronde questa è l'Italia, un Paese dove si vuol imporre la conoscenza di una seconda lingua - niente di male per carità - ma non si cura l'insegnamento dell'italiano stesso, come dimostrano gli errori di ortografia dei test di ammissione delle università o nelle prove dei concorsi pubblici e via dicendo.

Un Paese che non crede nella ricerca, che fa scappare i suoi migliori cervelli, che favorisce i localismi e i dialetti, che vuole persino abbassare l'età dell'obbligo scolastico e che semina l'odio per lo straniero anche se non sa bene da dove venga. Beata ignoranza, si diceva un tempo. Ma la cosa è ben più grave di un trito luogo comune. (greenreport.it)

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